
Successione legittima a Roma
Quando una persona muore senza lasciare un testamento, si apre quella che viene definita successione legittima o successione intestata. In questi casi, la legge stabilisce chi sono gli eredi legittimi, quali sono le regole della successione e in che modo il patrimonio del defunto deve essere ripartito. Comprendere queste norme è fondamentale per evitare incomprensioni, conflitti familiari e lunghe dispute legali.
La successione legittima entra in gioco in diverse circostanze: non solo quando manca un testamento, ma anche quando quest’ultimo riguarda solo una parte del patrimonio, lasciando la restante quota da distribuire secondo le regole dettate dal codice civile. In tali situazioni, entrano in gioco le cosiddette quote disponibili e i diritti dei legittimari, ovvero quelle persone che, per legge, hanno diritto a una parte minima dell’eredità, indipendentemente dalla volontà del defunto.
Il tema diventa ancora più delicato quando ci sono più eredi, come nel caso di una successione tra madre e due figli, o quando occorre stabilire la successione legittima del coniuge. Le relazioni familiari, già complesse per natura, possono trasformarsi in terreno fertile per discussioni e disaccordi, soprattutto se non esiste un’adeguata consulenza legale a guidare i passaggi.
L’avvocato Stefania Inglese, con studio legale a Roma, ha una consolidata esperienza nell’assistenza in materia di eredità legittima e successione dei legittimari. Il suo approccio è volto a fornire risposte chiare, strategie personalizzate e, soprattutto, a prevenire situazioni di conflitto. Perché, quando si tratta di eredità, non si parla soltanto di beni, ma anche di rapporti familiari che meritano attenzione e rispetto.
Affrontare una successione senza una guida esperta significa esporsi a rischi, incomprensioni e possibili contenziosi. Conoscere le regole, invece, permette di tutelare i propri diritti e di agire con sicurezza.
Aspetti pratici della successione legittima
Dal punto di vista pratico, la successione legittima si basa su un principio semplice: l’eredità viene distribuita per capi, cioè in parti uguali tra gli eredi appartenenti allo stesso grado di parentela. Questo criterio, noto come successione per capi, garantisce una divisione equa, ma può generare dubbi in situazioni complesse.
Ad esempio, nella successione tra madre e due figli, ognuno dei figli riceverà una quota uguale, mentre la madre avrà diritto a una parte specifica stabilita dalla legge. Quando è presente il coniuge, la successione legittima del coniuge assicura che egli mantenga diritti particolari, come la quota dell’abitazione familiare.
Uno degli aspetti cruciali riguarda la distinzione tra quote disponibili e quote di riserva. Le quote disponibili rappresentano la parte dell’eredità che può essere liberamente assegnata dal defunto tramite testamento. Tuttavia, anche in assenza di quest’ultimo, la legge stabilisce che determinati soggetti – i legittimari – abbiano comunque diritto a una quota minima. È qui che entrano in gioco le regole sulla successione dei legittimari e il concetto di legittima.
Dal punto di vista operativo, la gestione della successione richiede una serie di passaggi: inventario dei beni, valutazione delle quote, pagamento di eventuali imposte e registrazioni presso gli uffici competenti. Senza una guida esperta, queste fasi possono diventare un labirinto burocratico. Per questo motivo, affidarsi a un avvocato per successione a Roma può fare la differenza, evitando errori formali e assicurando il rispetto delle norme.
Successione legittima e successione testamentaria: le differenze
La differenza principale tra successione legittima e successione testamentaria risiede nella fonte che determina la ripartizione del patrimonio. Nella successione testamentaria, il defunto ha lasciato indicazioni precise su come distribuire i propri beni, nel rispetto comunque dei diritti dei legittimari. Nella successione legittima, invece, è la legge a stabilire la suddivisione.
Molti credono che la successione testamentaria elimini ogni possibilità di conflitto, ma non sempre è così. Anche in presenza di un testamento, può accadere che questo non copra l’intero patrimonio o che sorgano dubbi sull’interpretazione di alcune disposizioni. In tali casi, le regole della successione legittima entrano in gioco per colmare le lacune.
Un altro elemento di differenza riguarda il ruolo del coniuge e dei parenti di grado più vicino. Nella successione legittima, ad esempio, un coniuge superstite e due figli si dividono l’eredità secondo proporzioni stabilite per legge. Nella successione testamentaria, invece, il defunto può decidere di destinare parte della quota disponibile a soggetti diversi, ma senza mai ledere la legittima.
Comprendere queste distinzioni è essenziale per pianificare il futuro in modo consapevole e per affrontare eventuali controversie ereditarie con strumenti legali adeguati.
Consulenza legale per successione legittima a Roma con l’avvocato Stefania Inglese
Affrontare una successione non è solo una questione di norme, ma anche di sensibilità nei confronti dei rapporti familiari. L’avvocato Stefania Inglese, con sede a Roma, offre assistenza personalizzata in tutte le fasi della successione intestata, dalla verifica delle quote spettanti ai singoli eredi alla gestione di eventuali dispute.
Il supporto di uno studio legale per successioni garantisce un’analisi accurata della situazione, la corretta applicazione delle norme e la prevenzione di contenziosi che possono compromettere i rapporti tra familiari. In particolare, la consulenza si rivela indispensabile nei casi di successione tra madre e due figli, nella definizione delle quote disponibili, nella tutela della successione dei legittimari e nella gestione di situazioni in cui vi siano beni indivisi o eredi in disaccordo.
Il valore aggiunto di un avvocato esperto non si limita alla conoscenza delle leggi: significa avere al proprio fianco un professionista capace di spiegare ogni passaggio in modo chiaro, di tradurre concetti complessi in parole semplici e di proporre soluzioni concrete. Quando si tratta di eredità legittima, agire con competenza e tempestività è fondamentale per tutelare i propri diritti e garantire una gestione serena del patrimonio familiare.
A chi va l’eredità se non c’è il testamento?
Cosa fare in caso di conflitti tra eredi
Fare un testamento per donare a chi si vuole
Come impugnare il testamento
Cosa fare se hai ereditato con i tuoi fratelli
Cosa fare se solo un erede vuole vendere?
Attestati e Approfondimenti pratici
Qui trovi il dettaglio dei titoli professionali, da Cassazionista a Curatore del Minore, accompagnati da approfondimenti pratici che spiegano passo passo le strategie adottate in procedimenti reali. Ogni approfondimento unisce rigore giuridico e semplicità espositiva per aiutarti a comprendere al meglio il tuo percorso legale.
Quando un genitore affidatario esclusivo intende trasferirsi all’estero con il figlio minore, è necessario che tale scelta sia valutata con particolare attenzione, soprattutto quando l’altro genitore si oppone. In questi casi, il Tribunale è chiamato a verificare se il trasferimento sia compatibile con il superiore interesse del minore e se siano garantiti anche i rapporti con l’altro genitore.
In questo caso, il padre era già affidatario esclusivo della figlia in forza di una sentenza emessa dallo Stato di Capo Verde. A seguito dell’opposizione della madre al trasferimento della minore in Thailandia, il padre ha dovuto avviare un ricorso davanti al Tribunale di Ragusa per ottenere la conferma dell’affidamento esclusivo e l’autorizzazione al trasferimento all’estero.
Prima dell’udienza, tuttavia, la madre ha deciso di prestare il proprio consenso al trasferimento e le parti sono riuscite a raggiungere un accordo.
Con la sentenza del 22 luglio 2026, il Tribunale di Ragusa ha confermato l’affidamento esclusivo della minore al padre, autorizzando il trasferimento in Thailandia. Il Tribunale ha inoltre recepito l’accordo raggiunto tra i genitori, disciplinando non solo l’affidamento e il trasferimento, ma anche le modalità di esercizio del diritto di visita della madre, sia in Thailandia sia in Italia.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, anche quando un procedimento nasce come giudizio contenzioso, non è esclusa la possibilità di raggiungere un accordo nel corso della causa. In questi casi, il Tribunale ha comunque il compito di verificare che le condizioni concordate siano effettivamente conformi al superiore interesse del minore.
Questo caso mostra come, nelle controversie familiari che riguardano trasferimenti all’estero, il dialogo tra i genitori possa consentire di arrivare a soluzioni più equilibrate, purché siano garantiti la stabilità del minore, la continuità delle sue relazioni familiari e il rispetto dei diritti di entrambi i genitori.
Quando due coniugi si separano e ci sono figli minori, il Tribunale è chiamato a stabilire non solo l’affidamento, ma anche la collocazione prevalente dei figli, l’assegnazione della casa familiare e il contributo economico dovuto per il loro mantenimento.
In questo caso, il Tribunale Civile di Roma ha disposto la separazione dei coniugi, prevedendo l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori e la loro collocazione prevalente presso la madre.
Proprio in ragione della collocazione prevalente dei figli presso la madre, la casa familiare è stata assegnata alla moglie, anche se l’immobile era di proprietà del marito. L’assegnazione della casa familiare, infatti, non dipende dalla proprietà dell’immobile, ma dall’esigenza di garantire ai figli continuità, stabilità e conservazione dell’ambiente domestico in cui vivono abitualmente.
Il padre eserciterà il diritto di visita secondo le modalità stabilite e sarà tenuto al versamento di un assegno di mantenimento in favore dei figli. La moglie, infatti, aveva ripreso a lavorare dopo la nascita della terza figlia, e dunque non ha diritto al mantenimento per sé, ma il padre è tenuto ovviamente a versare un contributo economico per le esigenze dei minori.
L’assegno unico è stato attribuito al 100% alla madre, poiché i figli risiedono prevalentemente con lei e, almeno in questa fase, il padre esercita il diritto di visita senza pernotto. Le spese straordinarie relative ai figli saranno invece divise al 50% tra entrambi i genitori.
Nel corso del giudizio, il marito si era opposto alle richieste della moglie, sostenendo da un lato di volersi occupare dei figli a tempo pieno e, dall’altro, di non poter lavorare stabilmente a causa di alcuni problemi di salute. Il Tribunale ha quindi valutato complessivamente la situazione familiare, le esigenze concrete dei minori e la capacità di ciascun genitore di garantire cura, presenza e stabilità.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, nelle decisioni che riguardano i figli il criterio centrale resta sempre il superiore interesse dei minori. La collocazione prevalente viene individuata presso il genitore che, nel caso concreto, appare maggiormente in grado di assicurare continuità nelle cure quotidiane, attenzione e stabilità.
Questo caso mostra come, nelle separazioni con figli, le decisioni del Tribunale non siano automatiche, ma dipendano da una valutazione concreta della vita familiare, delle esigenze dei minori e dell’equilibrio tra responsabilità genitoriali ed economiche.
Quando due coniugi decidono di separarsi, la presenza di figli minori rende necessario individuare un equilibrio che tuteli prima di tutto il loro benessere e il diritto alla continuità del rapporto con entrambi i genitori.
In questo caso, il Tribunale Civile di Venezia, accogliendo il ricorso congiunto delle parti, ha disposto la separazione dei coniugi e ha previsto l’affidamento condiviso dei figli, con collocazione paritaria presso entrambi i genitori.
I figli trascorreranno una settimana con un genitore e la settimana successiva con l’altro. Proprio in ragione di questa organizzazione equilibrata dei tempi di permanenza, non è stato previsto alcun assegno di mantenimento a carico del padre: ciascun genitore provvederà direttamente alle necessità dei figli durante i periodi in cui saranno con lui o con lei.
Il Tribunale ha inoltre stabilito che l’assegno unico venga diviso al 50% tra i genitori, così come le spese straordinarie relative ai figli.
La casa coniugale è stata assegnata al marito, trattandosi di un alloggio di servizio, mentre la moglie ha provveduto a trovare un’altra abitazione. Sono stati inoltre regolati anche alcuni aspetti economici collegati al patrimonio familiare: la moglie si è fatta carico del mutuo di un secondo appartamento, di cui il marito era nudo proprietario ed il padre della moglie usufruttuario, versando al marito un conguaglio per le rate di mutuo da lui corrisposte ed intestandosi la nuda proprietà dell’appartamento per liberare il marito. Il marito, invece, si è fatto carico di alcuni finanziamenti contratti nell’interesse della famiglia.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, quando le parti riescono a mantenere un dialogo costruttivo, è possibile raggiungere accordi equilibrati, capaci di tutelare la bigenitorialità e il diritto dei figli a trascorrere tempo significativo con entrambi i genitori. Allo stesso tempo, un accordo ben costruito consente di disciplinare anche gli aspetti economici in modo proporzionato, evitando soluzioni sbilanciate o penalizzanti per una delle parti.
Questo caso mostra come, nelle separazioni consensuali, il confronto tra i coniugi e un corretto inquadramento giuridico possano portare a soluzioni concrete, sostenibili e orientate all’interesse dei figli.
Nel caso in esame relativo alla sottrazione di una minore italo-egiziana all’estero da parte del padre, il Tribunale, che aveva già preso provvedimenti urgenti pochi giorni dopo il deposito del ricorso, non solo ha confermato l’affido esclusivo alla madre, ma ha altresì previsto per la minore, dopo il rientro in Italia, incontri con il padre solo alla presenza della madre o di persona di sua fiducia, escludendo il pernotto, proprio per evitare che il padre possa nuovamente sottrarla.
Il Tribunale ha altresì disposto un contributo al mantenimento da parte del padre dalla data della domanda (settembre 2025) oltre al pagamento del 50% delle spese straordinarie.
Tutto il procedimento si è sviluppato da fine settembre 2025 a febbraio 2026, pertanto in soli 5 mesi l’assistita ha ottenuto una sentenza favorevole su tutti i punti di cui al ricorso.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese i procedimenti in materia di famiglia che riguardano i minori ricevono la massima attenzione dai Tribunali al fine di garantire una tutela efficace e veloce.
Nel caso in esame la moglie chiedeva pronunciarsi il divorzio, fermo restando l’affidamento condiviso, ma chiedendo un aumento dell’assegno per le figlie a carico del padre, poichè le condizioni lavorative della moglie erano peggiorate, a differenza di quelle del marito che poteva contare oltre che su una florida attività anche su un patrimonio immobiliare.
Il Tribunale ha accolto le istanze della ricorrente, stabilendo un nuovo assegno più alto, che possa coprire le esigenze delle figlie in crescita.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, quando si prova che le condizioni economiche delle parti sono mutate, o che le esigenze dei figli si sono modificate, Il Tribunale provvede a tutte le modifiche necessarie per garantire il benessere dei figli minori.
In materia di diritto di famiglia e tutela dei minori, non di rado i procedimenti penali per maltrattamenti in famiglia incidono anche sulla valutazione dell’affidamento. Nel caso esaminato, l’imputato era accusato di maltrattamenti commessi in presenza della figlia minore ed era stato sottoposto a misura cautelare di divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Durante il processo, però, l’istruttoria dibattimentale ha messo in luce come le dichiarazioni della parte civile fossero tra loro incongruenti e non supportate da elementi oggettivi. Per questo motivo, il Tribunale ha assolto l’imputato con formula piena, dichiarando che il fatto non sussiste.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, questi casi mostrano quanto sia delicato il bilanciamento tra la necessità di tutelare i minori e l’esigenza di accertare i fatti in maniera rigorosa. L’assoluzione con formula piena ha dimostrato quindi non solo l’assoluta infondatezza delle accuse di maltrattamenti ma anche la piena idoneità del padre che ha potuto riprendere la frequentazione con la figlia.
Quando uno dei genitori è completamente assente dalla vita del figlio e non partecipa alle decisioni fondamentali, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.
In questo caso, la madre di un minore nato fuori dal matrimonio lamentava che il padre, tossicodipendente, si disinteressava totalmente del figlio: non lo frequentava, non partecipava alle spese e non prendeva parte alle scelte importanti legate alla scuola, alla salute e perfino al rinnovo dei documenti.
Alla luce di questa situazione, il Tribunale ha ritenuto l’affidamento condiviso pregiudizievole per il minore e ha disposto l’affidamento esclusivo alla madre, così da garantire al figlio stabilità e continuità nelle decisioni quotidiane e nelle cure essenziali.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è la regola ma un rimedio necessario quando il comportamento di un genitore, come in questo caso l’assenza e la tossicodipendenza, rende impossibile un esercizio condiviso della responsabilità genitoriale.
La regola generale in materia di affidamento è quella della condivisione della responsabilità genitoriale, perché garantisce la presenza di entrambi i genitori nella vita del figlio. Tuttavia, quando uno dei due genitori assume comportamenti che possono risultare dannosi per il minore, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.
In questo caso, il Tribunale di Tivoli ha stabilito l’affidamento esclusivo alla madre perché il padre:
- aveva rapporti molto sporadici con la figlia;
- non contribuiva al mantenimento;
- mostrava scarso interesse verso la paternità;
- aveva assunto condotte tali da compromettere il sano sviluppo psicologico della minore.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è una misura ordinaria, ma viene adottato solo quando l’affidamento condiviso risulta pregiudizievole per il figlio. In ogni decisione, il criterio guida resta sempre e soltanto la tutela dell’interesse del minore.
In tema di affidamento dei figli, la regola è la condivisione della responsabilità genitoriale. Tuttavia, il giudice deve anche stabilire con quale genitore il minore vivrà prevalentemente, individuando il cosiddetto genitore collocatario.
In questo caso, il padre ha chiesto al Tribunale che la figlia minore, nata fuori dal matrimonio, fosse collocata presso di lui. La minore è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, come previsto dalla legge. Nonostante l’opposizione della madre, il Tribunale ha disposto la collocazione della figlia presso il padre, con trasferimento nel suo comune di residenza, ritenendo che fosse il genitore più idoneo a garantire una crescita serena e una cura adeguata.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, la scelta del collocatario non è automatica né basata sul genere del genitore, ma dipende esclusivamente dall’interesse concreto del minore. Il giudice valuta la capacità di ciascun genitore di garantire stabilità, attenzione e benessere psicologico.
Quando entrambi i genitori hanno l’affidamento condiviso dei figli minori, per il rilascio o il rinnovo del passaporto è necessaria la firma di entrambi. Se uno dei due rifiuta senza un motivo valido, l’altro genitore può rivolgersi al Giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione.
In questo caso, il padre si era opposto al rinnovo del passaporto delle figlie minori. La madre, però, doveva partire per un viaggio di 15 giorni in Brasile per permettere alle bambine di salutare la nonna gravemente malata. Non avendo ottenuto la firma del padre, ha presentato istanza al Giudice tutelare, che nel giro di pochi giorni ha autorizzato il rilascio dei passaporti, superando così il blocco posto dall’altro genitore. Nel frattempo, tra i due coniugi era già in corso la procedura di divorzio.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, in casi come questo il giudice valuta esclusivamente l’interesse concreto dei minori, che prevale su eventuali conflitti tra i genitori. L’autorizzazione del Giudice tutelare serve proprio a garantire che i figli non subiscano conseguenze negative da un rifiuto ingiustificato.
La sottrazione internazionale di minori è una situazione particolarmente grave che si verifica quando un genitore porta i figli all’estero senza il consenso dell’altro e senza autorizzazione del giudice. In questi casi la legge italiana e le convenzioni internazionali prevedono strumenti di tutela immediata per garantire il rientro dei minori.
In questo caso, la madre aveva lasciato improvvisamente l’Italia portando con sé i figli in Romania, senza avvisare né ottenere il consenso del padre. Quest’ultimo si è rivolto al Tribunale che ha disposto l’affidamento super esclusivo in suo favore, ordinando il rientro immediato dei minori in Italia.
La sentenza è stata munita di certificato europeo, che ne ha permesso l’esecuzione diretta all’estero. La madre è stata quindi costretta a riportare i bambini in Italia. Contestualmente, è stata allertata l’Autorità centrale ministeriale competente per i casi di sottrazione internazionale e presentata denuncia penale.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, il provvedimento di affidamento super esclusivo rappresenta una misura eccezionale, adottata solo quando uno dei genitori mette in atto condotte gravemente lesive dei diritti dei figli e dell’altro genitore. In queste situazioni il giudice interviene con urgenza per tutelare i minori, garantendo il loro rientro e la stabilità familiare.
Sebbene l’affido condiviso sia la modalità di affido da prediligere poiché assicura il diritto alla bigenitorialità, quando non vi sono le condizioni per concederlo, poiché uno dei due genitori si dimostra
Inidoneo, il Tribunale può optare per l’affido esclusivo o super esclusivo. In questo caso il Tribunale di Viterbo ha accolto le richieste della ricorrente concedendo l’affido super esclusivo alla madre in quanto il padre:
- Non si interessava della figlia;
- Non esercitava il diritto di visita;
- Non provvedeva al mantenimento.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, quando è evidente che vi siano carenze da parte di uno dei due genitori, il Tribunale regola l’affido in funzione del superiore interesse del minore.
Un recente caso ha riguardato una minore italiana sottratta in Egitto dal padre durante un periodo di vacanza con la madre nel paese d’origine della famiglia. In situazioni così gravi, la legge prevede la possibilità di chiedere al giudice provvedimenti indifferibili, ossia misure urgenti che possono essere emesse prima dell’inizio della causa vera e propria.
Grazie alle novità introdotte dalla riforma Cartabia, il giudice può infatti intervenire immediatamente, anche basandosi sulle dichiarazioni e sulla documentazione presentata dall’avvocato, quando l’urgenza richiede un’azione tempestiva per la tutela del minore.
In questo caso, il ricorso è stato depositato il 28 settembre 2025, il provvedimento emesso il 2 ottobre 2025 e notificato il 7 ottobre 2025: tempi eccezionalmente rapidi, resi possibili proprio dalla procedura d’urgenza prevista per gli eventi di particolare gravità.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, questo strumento consente di intervenire con tempestività nei casi di sottrazione o rapimento internazionale di minori, garantendo una risposta immediata e concreta alla tutela dei bambini coinvolti.












Contattami
Compila il form qui sotto per un primo contatto riservato (Roma e online).
Ti risponderò personalmente di norma entro 24/48 ore lavorative.
- indica in poche righe la tua esigenza (es. separazione, affidamento, successione ecc)
- ricordati di lasciare un recapito telefonico e quando preferisci essere richiamato/a.
Contatti
Dove Siamo
Roma – Viale Jonio, 189
Orario
Dal lunedì al venerdì
9.00 – 18.00 (solo su appuntamento)
Principali domande e risposte per quanto riguarda il servizio di successione legittima
Gli eredi nella successione legittima sono individuati dalla legge e comprendono coniuge, figli, genitori, fratelli, sorelle e, in mancanza, parenti più lontani. L’ordine di chiamata segue il grado di parentela: i parenti più vicini escludono quelli più lontani.
Le percentuali variano in base agli eredi presenti. Ad esempio, con coniuge e un figlio, ciascuno ottiene il 50%. Con coniuge e due figli, il coniuge riceve un terzo e i figli due terzi da dividersi in parti uguali. In assenza di coniuge, i figli ereditano tutto in parti uguali.
I legittimari sono le persone che, per legge, hanno diritto a una quota minima dell’eredità: il coniuge, i figli e, in assenza di questi ultimi, i genitori. Nessun atto o testamento può escluderli completamente dalla successione.
Rientrano nella legittima tutti i beni e i diritti di proprietà del defunto al momento della morte, compresi immobili, conti correnti, titoli, beni mobili di valore e partecipazioni societarie. La quota di legittima viene calcolata sull’intero patrimonio netto, dedotte eventuali passività.