
Successione dell’impresa famigliare a Roma
La successione di un’impresa familiare è un momento cruciale nella vita di una famiglia imprenditoriale, soprattutto quando il passaggio avviene a seguito di un evento inevitabile come il decesso del titolare. In particolare, in contesti come Roma, dove la tradizione imprenditoriale si intreccia con una fitta rete di attività familiari, gestire correttamente la successione azienda mortis causa diventa fondamentale per garantire la continuità dell’attività e la serenità dei rapporti tra gli eredi.
Molti eredi si trovano improvvisamente di fronte a decisioni complesse: comprendere come avviene la successione di una ditta individuale, conoscere gli strumenti per regolare la successione d’azienda, affrontare questioni fiscali e patrimoniali. Spesso, la mancanza di una pianificazione preventiva genera conflitti, rallenta l’operatività dell’impresa e, nei casi più gravi, ne compromette la sopravvivenza.
Per prevenire tali criticità, il nostro ordinamento mette a disposizione strumenti come il Patto di famiglia, le donazioni indirette, la holding di famiglia e meccanismi di regolazione come la collazione per imputazione o la collazione volontaria. Tuttavia, la loro corretta applicazione richiede competenze specifiche, un’analisi attenta della situazione e la capacità di anticipare eventuali controversie.
Un avvocato per le successioni aziendali come l’Avv. Stefania Inglese può svolgere un ruolo determinante in questa fase, non solo per garantire il rispetto delle norme ma anche per costruire un percorso che salvaguardi sia gli interessi economici sia i rapporti personali tra i membri della famiglia. Lo studio legale per la successione d’impresa deve saper offrire una visione globale, che unisca conoscenze giuridiche, sensibilità verso le dinamiche familiari e attenzione al futuro dell’attività.
Ora vedremo quando si può ricorrere al Patto di famiglia, come gestire il passaggio generazionale in modo strategico, cosa accade in assenza di accordi specifici e in che modo l’assistenza legale può diventare un alleato decisivo per affrontare con sicurezza ogni fase della successione d’azienda.
Quando avviene il Patto di famiglia?
Il Patto di famiglia è uno strumento giuridico che consente di trasferire, in vita, l’azienda o le partecipazioni societarie a uno o più discendenti, regolando in anticipo la successione dell’impresa. Può essere stipulato quando il titolare desidera pianificare il passaggio generazionale, riducendo il rischio di conflitti tra eredi e garantendo continuità gestionale.
Questo accordo richiede un atto pubblico redatto davanti a un notaio, con la partecipazione di tutti i soggetti che, al momento della futura successione, avrebbero diritto a una quota di eredità. La sua caratteristica principale è quella di consentire un trasferimento immediato dell’azienda, evitando che, al momento dell’apertura della successione, si creino blocchi operativi o contenziosi.
In una città come Roma, dove numerose imprese familiari hanno una storia radicata nel territorio, il Patto di famiglia può rappresentare un passaggio strategico. Pensiamo a una holding di famiglia che gestisce diversi rami d’attività: definire in anticipo chi sarà responsabile di ciascun settore significa garantire stabilità e sviluppo.
Tuttavia, non si tratta di una soluzione universale. La valutazione della convenienza e delle modalità di utilizzo richiede una consulenza approfondita, che tenga conto di aspetti patrimoniali, fiscali e relazionali. Inoltre, è fondamentale considerare eventuali compensazioni economiche a favore degli altri eredi, affinché il trasferimento sia equilibrato e non generi contestazioni future.
Il Patto di famiglia è quindi una scelta consapevole, che permette di trasformare un momento potenzialmente critico, come la successione d’azienda, in un’opportunità di consolidamento e crescita, preservando al contempo la coesione familiare.
Come gestire il passaggio generazionale nelle imprese familiari
La gestione del passaggio generazionale è una delle sfide più complesse per le famiglie imprenditoriali. Non si tratta solo di trasferire quote, macchinari o beni immateriali, ma di garantire che il know-how, le relazioni commerciali e la cultura aziendale passino di mano in maniera fluida.
In Italia, e in particolare a Roma, molte imprese familiari operano come ditta individuale o in forma societaria semplice. Quando il titolare viene a mancare senza aver predisposto un’adeguata pianificazione, la successione azienda mortis causa può risultare difficile: subentrano norme rigide, tempi lunghi e possibili divergenze tra eredi.
Per evitare blocchi operativi, è importante predisporre un piano che includa:
- Mappatura degli asset dell’impresa, inclusi beni materiali e immateriali.
- Scelta dello strumento giuridico più adatto, come il Patto di famiglia, le donazioni indirette o la costituzione di una holding di famiglia.
- Definizione dei ruoli futuri di ciascun erede o socio.
- Accordi patrimoniali che prevengano contestazioni, come la collazione per imputazione o la collazione volontaria.
La pianificazione non serve solo a ridurre i tempi burocratici, ma soprattutto a garantire che l’impresa possa continuare a operare senza interruzioni. Lo studio legale per la successione aziendale dell’Avv. Stefania Inglese, con esperienza in materia, può coordinare tutti gli aspetti, anche in collaborazione con consulenti fiscali e commercialisti, così da offrire una soluzione integrata.
L’obiettivo finale non è solo trasferire un bene, ma trasmettere un progetto imprenditoriale vivo, che continui a crescere e a creare valore per le generazioni future.
Successione d’impresa senza Patto di famiglia
Quando non è stato stipulato un Patto di famiglia, la successione d’azienda segue le regole ordinarie della successione ereditaria. Questo significa che l’impresa rientra nella massa ereditaria e viene suddivisa secondo le quote spettanti agli eredi legittimi.
Tale suddivisione, però, può comportare conseguenze problematiche. Ad esempio, più eredi possono diventare contitolari dell’azienda, con il rischio di blocchi decisionali o divergenze sulla gestione. Inoltre, se uno solo degli eredi desidera proseguire l’attività, potrebbe essere necessario liquidare le quote degli altri, operazione che richiede risorse economiche immediate.
In queste situazioni, strumenti come le donazioni indirette, la collazione per imputazione o la collazione volontaria possono aiutare a riequilibrare le posizioni, ma serve un’attenta regia legale per evitare contenziosi.
A Roma, dove molte attività sono legate alla storia e alla tradizione familiare, la mancata pianificazione della successione può portare alla perdita di un patrimonio imprenditoriale accumulato in anni di lavoro. Un avvocato per le successioni aziendali come l’Avv. Stefania Inglese può affiancare gli eredi in tutte le fasi, dalla ricognizione dei beni alla definizione di accordi di liquidazione, salvaguardando il valore dell’impresa e l’armonia familiare.
Consulenza legale per la successione dell’impresa familiare a Roma con l’avvocato Stefania Inglese
Affrontare una successione di una ditta individuale o di un gruppo societario familiare richiede competenze trasversali. Non basta conoscere le norme: è necessario saperle applicare con sensibilità verso le dinamiche personali e una visione strategica per il futuro dell’impresa.
Uno studio legale per la successione d’impresa deve offrire assistenza su più livelli:
- Analisi preliminare della struttura aziendale e del patrimonio.
- Scelta dello strumento più adatto per il trasferimento, valutando opzioni come il Patto di famiglia, la holding di famiglia o altre soluzioni personalizzate.
- Gestione delle procedure di trasferimento e registrazione, evitando ritardi e conflitti.
- Tutela dei rapporti familiari, prevenendo l’insorgere di contenziosi.
Avere al fianco un avvocato per successioni aziendali come l’Avv. Stefania Inglese significa disporre di un interlocutore unico, capace di coordinare le varie figure professionali coinvolte e di garantire che ogni passaggio sia svolto nel rispetto della legge e degli interessi di tutti.
In un contesto competitivo come quello romano, dove il tessuto imprenditoriale si fonda su un forte legame tra famiglia e impresa, un’assistenza legale specializzata può fare la differenza tra un passaggio generazionale riuscito e una crisi aziendale.
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Quando un genitore affidatario esclusivo intende trasferirsi all’estero con il figlio minore, è necessario che tale scelta sia valutata con particolare attenzione, soprattutto quando l’altro genitore si oppone. In questi casi, il Tribunale è chiamato a verificare se il trasferimento sia compatibile con il superiore interesse del minore e se siano garantiti anche i rapporti con l’altro genitore.
In questo caso, il padre era già affidatario esclusivo della figlia in forza di una sentenza emessa dallo Stato di Capo Verde. A seguito dell’opposizione della madre al trasferimento della minore in Thailandia, il padre ha dovuto avviare un ricorso davanti al Tribunale di Ragusa per ottenere la conferma dell’affidamento esclusivo e l’autorizzazione al trasferimento all’estero.
Prima dell’udienza, tuttavia, la madre ha deciso di prestare il proprio consenso al trasferimento e le parti sono riuscite a raggiungere un accordo.
Con la sentenza del 22 luglio 2026, il Tribunale di Ragusa ha confermato l’affidamento esclusivo della minore al padre, autorizzando il trasferimento in Thailandia. Il Tribunale ha inoltre recepito l’accordo raggiunto tra i genitori, disciplinando non solo l’affidamento e il trasferimento, ma anche le modalità di esercizio del diritto di visita della madre, sia in Thailandia sia in Italia.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, anche quando un procedimento nasce come giudizio contenzioso, non è esclusa la possibilità di raggiungere un accordo nel corso della causa. In questi casi, il Tribunale ha comunque il compito di verificare che le condizioni concordate siano effettivamente conformi al superiore interesse del minore.
Questo caso mostra come, nelle controversie familiari che riguardano trasferimenti all’estero, il dialogo tra i genitori possa consentire di arrivare a soluzioni più equilibrate, purché siano garantiti la stabilità del minore, la continuità delle sue relazioni familiari e il rispetto dei diritti di entrambi i genitori.
Quando due coniugi si separano e ci sono figli minori, il Tribunale è chiamato a stabilire non solo l’affidamento, ma anche la collocazione prevalente dei figli, l’assegnazione della casa familiare e il contributo economico dovuto per il loro mantenimento.
In questo caso, il Tribunale Civile di Roma ha disposto la separazione dei coniugi, prevedendo l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori e la loro collocazione prevalente presso la madre.
Proprio in ragione della collocazione prevalente dei figli presso la madre, la casa familiare è stata assegnata alla moglie, anche se l’immobile era di proprietà del marito. L’assegnazione della casa familiare, infatti, non dipende dalla proprietà dell’immobile, ma dall’esigenza di garantire ai figli continuità, stabilità e conservazione dell’ambiente domestico in cui vivono abitualmente.
Il padre eserciterà il diritto di visita secondo le modalità stabilite e sarà tenuto al versamento di un assegno di mantenimento in favore dei figli. La moglie, infatti, aveva ripreso a lavorare dopo la nascita della terza figlia, e dunque non ha diritto al mantenimento per sé, ma il padre è tenuto ovviamente a versare un contributo economico per le esigenze dei minori.
L’assegno unico è stato attribuito al 100% alla madre, poiché i figli risiedono prevalentemente con lei e, almeno in questa fase, il padre esercita il diritto di visita senza pernotto. Le spese straordinarie relative ai figli saranno invece divise al 50% tra entrambi i genitori.
Nel corso del giudizio, il marito si era opposto alle richieste della moglie, sostenendo da un lato di volersi occupare dei figli a tempo pieno e, dall’altro, di non poter lavorare stabilmente a causa di alcuni problemi di salute. Il Tribunale ha quindi valutato complessivamente la situazione familiare, le esigenze concrete dei minori e la capacità di ciascun genitore di garantire cura, presenza e stabilità.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, nelle decisioni che riguardano i figli il criterio centrale resta sempre il superiore interesse dei minori. La collocazione prevalente viene individuata presso il genitore che, nel caso concreto, appare maggiormente in grado di assicurare continuità nelle cure quotidiane, attenzione e stabilità.
Questo caso mostra come, nelle separazioni con figli, le decisioni del Tribunale non siano automatiche, ma dipendano da una valutazione concreta della vita familiare, delle esigenze dei minori e dell’equilibrio tra responsabilità genitoriali ed economiche.
Quando due coniugi decidono di separarsi, la presenza di figli minori rende necessario individuare un equilibrio che tuteli prima di tutto il loro benessere e il diritto alla continuità del rapporto con entrambi i genitori.
In questo caso, il Tribunale Civile di Venezia, accogliendo il ricorso congiunto delle parti, ha disposto la separazione dei coniugi e ha previsto l’affidamento condiviso dei figli, con collocazione paritaria presso entrambi i genitori.
I figli trascorreranno una settimana con un genitore e la settimana successiva con l’altro. Proprio in ragione di questa organizzazione equilibrata dei tempi di permanenza, non è stato previsto alcun assegno di mantenimento a carico del padre: ciascun genitore provvederà direttamente alle necessità dei figli durante i periodi in cui saranno con lui o con lei.
Il Tribunale ha inoltre stabilito che l’assegno unico venga diviso al 50% tra i genitori, così come le spese straordinarie relative ai figli.
La casa coniugale è stata assegnata al marito, trattandosi di un alloggio di servizio, mentre la moglie ha provveduto a trovare un’altra abitazione. Sono stati inoltre regolati anche alcuni aspetti economici collegati al patrimonio familiare: la moglie si è fatta carico del mutuo di un secondo appartamento, di cui il marito era nudo proprietario ed il padre della moglie usufruttuario, versando al marito un conguaglio per le rate di mutuo da lui corrisposte ed intestandosi la nuda proprietà dell’appartamento per liberare il marito. Il marito, invece, si è fatto carico di alcuni finanziamenti contratti nell’interesse della famiglia.
Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, quando le parti riescono a mantenere un dialogo costruttivo, è possibile raggiungere accordi equilibrati, capaci di tutelare la bigenitorialità e il diritto dei figli a trascorrere tempo significativo con entrambi i genitori. Allo stesso tempo, un accordo ben costruito consente di disciplinare anche gli aspetti economici in modo proporzionato, evitando soluzioni sbilanciate o penalizzanti per una delle parti.
Questo caso mostra come, nelle separazioni consensuali, il confronto tra i coniugi e un corretto inquadramento giuridico possano portare a soluzioni concrete, sostenibili e orientate all’interesse dei figli.
Nel caso in esame relativo alla sottrazione di una minore italo-egiziana all’estero da parte del padre, il Tribunale, che aveva già preso provvedimenti urgenti pochi giorni dopo il deposito del ricorso, non solo ha confermato l’affido esclusivo alla madre, ma ha altresì previsto per la minore, dopo il rientro in Italia, incontri con il padre solo alla presenza della madre o di persona di sua fiducia, escludendo il pernotto, proprio per evitare che il padre possa nuovamente sottrarla.
Il Tribunale ha altresì disposto un contributo al mantenimento da parte del padre dalla data della domanda (settembre 2025) oltre al pagamento del 50% delle spese straordinarie.
Tutto il procedimento si è sviluppato da fine settembre 2025 a febbraio 2026, pertanto in soli 5 mesi l’assistita ha ottenuto una sentenza favorevole su tutti i punti di cui al ricorso.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese i procedimenti in materia di famiglia che riguardano i minori ricevono la massima attenzione dai Tribunali al fine di garantire una tutela efficace e veloce.
Nel caso in esame la moglie chiedeva pronunciarsi il divorzio, fermo restando l’affidamento condiviso, ma chiedendo un aumento dell’assegno per le figlie a carico del padre, poichè le condizioni lavorative della moglie erano peggiorate, a differenza di quelle del marito che poteva contare oltre che su una florida attività anche su un patrimonio immobiliare.
Il Tribunale ha accolto le istanze della ricorrente, stabilendo un nuovo assegno più alto, che possa coprire le esigenze delle figlie in crescita.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, quando si prova che le condizioni economiche delle parti sono mutate, o che le esigenze dei figli si sono modificate, Il Tribunale provvede a tutte le modifiche necessarie per garantire il benessere dei figli minori.
In materia di diritto di famiglia e tutela dei minori, non di rado i procedimenti penali per maltrattamenti in famiglia incidono anche sulla valutazione dell’affidamento. Nel caso esaminato, l’imputato era accusato di maltrattamenti commessi in presenza della figlia minore ed era stato sottoposto a misura cautelare di divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Durante il processo, però, l’istruttoria dibattimentale ha messo in luce come le dichiarazioni della parte civile fossero tra loro incongruenti e non supportate da elementi oggettivi. Per questo motivo, il Tribunale ha assolto l’imputato con formula piena, dichiarando che il fatto non sussiste.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, questi casi mostrano quanto sia delicato il bilanciamento tra la necessità di tutelare i minori e l’esigenza di accertare i fatti in maniera rigorosa. L’assoluzione con formula piena ha dimostrato quindi non solo l’assoluta infondatezza delle accuse di maltrattamenti ma anche la piena idoneità del padre che ha potuto riprendere la frequentazione con la figlia.
Quando uno dei genitori è completamente assente dalla vita del figlio e non partecipa alle decisioni fondamentali, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.
In questo caso, la madre di un minore nato fuori dal matrimonio lamentava che il padre, tossicodipendente, si disinteressava totalmente del figlio: non lo frequentava, non partecipava alle spese e non prendeva parte alle scelte importanti legate alla scuola, alla salute e perfino al rinnovo dei documenti.
Alla luce di questa situazione, il Tribunale ha ritenuto l’affidamento condiviso pregiudizievole per il minore e ha disposto l’affidamento esclusivo alla madre, così da garantire al figlio stabilità e continuità nelle decisioni quotidiane e nelle cure essenziali.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è la regola ma un rimedio necessario quando il comportamento di un genitore, come in questo caso l’assenza e la tossicodipendenza, rende impossibile un esercizio condiviso della responsabilità genitoriale.
La regola generale in materia di affidamento è quella della condivisione della responsabilità genitoriale, perché garantisce la presenza di entrambi i genitori nella vita del figlio. Tuttavia, quando uno dei due genitori assume comportamenti che possono risultare dannosi per il minore, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.
In questo caso, il Tribunale di Tivoli ha stabilito l’affidamento esclusivo alla madre perché il padre:
- aveva rapporti molto sporadici con la figlia;
- non contribuiva al mantenimento;
- mostrava scarso interesse verso la paternità;
- aveva assunto condotte tali da compromettere il sano sviluppo psicologico della minore.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è una misura ordinaria, ma viene adottato solo quando l’affidamento condiviso risulta pregiudizievole per il figlio. In ogni decisione, il criterio guida resta sempre e soltanto la tutela dell’interesse del minore.
In tema di affidamento dei figli, la regola è la condivisione della responsabilità genitoriale. Tuttavia, il giudice deve anche stabilire con quale genitore il minore vivrà prevalentemente, individuando il cosiddetto genitore collocatario.
In questo caso, il padre ha chiesto al Tribunale che la figlia minore, nata fuori dal matrimonio, fosse collocata presso di lui. La minore è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, come previsto dalla legge. Nonostante l’opposizione della madre, il Tribunale ha disposto la collocazione della figlia presso il padre, con trasferimento nel suo comune di residenza, ritenendo che fosse il genitore più idoneo a garantire una crescita serena e una cura adeguata.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, la scelta del collocatario non è automatica né basata sul genere del genitore, ma dipende esclusivamente dall’interesse concreto del minore. Il giudice valuta la capacità di ciascun genitore di garantire stabilità, attenzione e benessere psicologico.
Quando entrambi i genitori hanno l’affidamento condiviso dei figli minori, per il rilascio o il rinnovo del passaporto è necessaria la firma di entrambi. Se uno dei due rifiuta senza un motivo valido, l’altro genitore può rivolgersi al Giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione.
In questo caso, il padre si era opposto al rinnovo del passaporto delle figlie minori. La madre, però, doveva partire per un viaggio di 15 giorni in Brasile per permettere alle bambine di salutare la nonna gravemente malata. Non avendo ottenuto la firma del padre, ha presentato istanza al Giudice tutelare, che nel giro di pochi giorni ha autorizzato il rilascio dei passaporti, superando così il blocco posto dall’altro genitore. Nel frattempo, tra i due coniugi era già in corso la procedura di divorzio.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, in casi come questo il giudice valuta esclusivamente l’interesse concreto dei minori, che prevale su eventuali conflitti tra i genitori. L’autorizzazione del Giudice tutelare serve proprio a garantire che i figli non subiscano conseguenze negative da un rifiuto ingiustificato.
La sottrazione internazionale di minori è una situazione particolarmente grave che si verifica quando un genitore porta i figli all’estero senza il consenso dell’altro e senza autorizzazione del giudice. In questi casi la legge italiana e le convenzioni internazionali prevedono strumenti di tutela immediata per garantire il rientro dei minori.
In questo caso, la madre aveva lasciato improvvisamente l’Italia portando con sé i figli in Romania, senza avvisare né ottenere il consenso del padre. Quest’ultimo si è rivolto al Tribunale che ha disposto l’affidamento super esclusivo in suo favore, ordinando il rientro immediato dei minori in Italia.
La sentenza è stata munita di certificato europeo, che ne ha permesso l’esecuzione diretta all’estero. La madre è stata quindi costretta a riportare i bambini in Italia. Contestualmente, è stata allertata l’Autorità centrale ministeriale competente per i casi di sottrazione internazionale e presentata denuncia penale.
Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, il provvedimento di affidamento super esclusivo rappresenta una misura eccezionale, adottata solo quando uno dei genitori mette in atto condotte gravemente lesive dei diritti dei figli e dell’altro genitore. In queste situazioni il giudice interviene con urgenza per tutelare i minori, garantendo il loro rientro e la stabilità familiare.
Sebbene l’affido condiviso sia la modalità di affido da prediligere poiché assicura il diritto alla bigenitorialità, quando non vi sono le condizioni per concederlo, poiché uno dei due genitori si dimostra
Inidoneo, il Tribunale può optare per l’affido esclusivo o super esclusivo. In questo caso il Tribunale di Viterbo ha accolto le richieste della ricorrente concedendo l’affido super esclusivo alla madre in quanto il padre:
- Non si interessava della figlia;
- Non esercitava il diritto di visita;
- Non provvedeva al mantenimento.
Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, quando è evidente che vi siano carenze da parte di uno dei due genitori, il Tribunale regola l’affido in funzione del superiore interesse del minore.
Un recente caso ha riguardato una minore italiana sottratta in Egitto dal padre durante un periodo di vacanza con la madre nel paese d’origine della famiglia. In situazioni così gravi, la legge prevede la possibilità di chiedere al giudice provvedimenti indifferibili, ossia misure urgenti che possono essere emesse prima dell’inizio della causa vera e propria.
Grazie alle novità introdotte dalla riforma Cartabia, il giudice può infatti intervenire immediatamente, anche basandosi sulle dichiarazioni e sulla documentazione presentata dall’avvocato, quando l’urgenza richiede un’azione tempestiva per la tutela del minore.
In questo caso, il ricorso è stato depositato il 28 settembre 2025, il provvedimento emesso il 2 ottobre 2025 e notificato il 7 ottobre 2025: tempi eccezionalmente rapidi, resi possibili proprio dalla procedura d’urgenza prevista per gli eventi di particolare gravità.
Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, questo strumento consente di intervenire con tempestività nei casi di sottrazione o rapimento internazionale di minori, garantendo una risposta immediata e concreta alla tutela dei bambini coinvolti.












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L’impresa entra nella massa ereditaria e passa agli eredi secondo le quote di legge, salvo diversa disposizione tramite strumenti come il Patto di famiglia. Senza pianificazione, può crearsi una gestione condivisa o conflittuale.
Dipendono dal ruolo svolto e dalla forma giuridica dell’azienda. Possono includere diritti patrimoniali, partecipazione agli utili e possibilità di subentro nella gestione, sempre nel rispetto delle norme successorie.
Devono regolarizzare la titolarità dell’azienda, aggiornare le iscrizioni al Registro Imprese e, se necessario, definire accordi con gli altri eredi per evitare blocchi o contenziosi.
Possono includere imposta di successione, imposte ipotecarie e catastali, oltre ad eventuali tributi specifici legati all’azienda. Alcune agevolazioni sono previste per il trasferimento d’impresa a eredi che continuano l’attività.