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Collazione ereditaria a Roma

La collazione ereditaria è un tema centrale quando si parla di successione e divisione dei beni tra eredi. Spesso si tratta di un argomento complesso, che può generare dubbi e tensioni all’interno delle famiglie, soprattutto quando sono coinvolti più eredi o donazioni effettuate in vita dal defunto. Comprendere cosa sia la collazione e come funziona è fondamentale per gestire correttamente l’eredità e prevenire conflitti futuri.

In termini semplici, la collazione consiste nel restituire o rendere disponibili per la divisione ereditaria i beni donati dal defunto in vita ai propri eredi. Questo principio garantisce che ogni erede riceva una quota equa dell’eredità, evitando che donazioni o trasferimenti di beni possano alterare il calcolo delle quote legittime. Non tutti gli eredi hanno obblighi uguali, e non tutti i beni sono soggetti a collazione, motivo per cui è importante conoscere le regole e le modalità di applicazione.

Le famiglie che affrontano una successione o devono gestire donazioni indirette spesso incontrano difficoltà nel comprendere quali atti siano necessari per rispettare la legge e tutelare gli interessi di ciascun erede. La collazione può avvenire per imputazione, ovvero calcolando il valore del bene donato come anticipo sulla quota ereditaria, oppure tramite conferimento in natura, restituendo fisicamente il bene al patrimonio ereditario. Ogni modalità ha implicazioni diverse che richiedono una conoscenza approfondita della normativa e della prassi.

Rivolgersi a un avvocato per questioni di collazione ereditaria, come l’avvocato Stefania Inglese a Roma, permette di chiarire dubbi e scegliere la strategia più adatta, sia che si tratti di collazione volontaria sia di atti di rinuncia dell’eredità. La presenza di un professionista esperto garantisce che la successione si svolga nel rispetto della legge, evitando contenziosi e incomprensioni tra gli eredi, e offrendo un supporto empatico in momenti delicati.

La collazione ereditaria non è solo una questione tecnica, ma un passaggio fondamentale per tutelare i rapporti familiari, prevenire conflitti e assicurare che le volontà del defunto siano rispettate. Comprendere le regole e pianificare correttamente le azioni da intraprendere consente di gestire la successione in modo sereno e trasparente, proteggendo sia il patrimonio sia i legami familiari.

Chi è obbligato alla collazione e quali beni vi rientrano

La collazione ereditaria riguarda principalmente gli eredi legittimi, cioè figli, coniuge e ascendenti del defunto, che hanno diritto a una quota di legittima. Non tutti gli eredi sono obbligati, e non tutti i beni donati rientrano automaticamente nella collazione. La legge prevede che l’obbligo sussista per quei beni donati in vita che sono considerati anticipi della quota di eredità.

I beni soggetti a collazione comprendono generalmente donazioni di valore significativo, come immobili, partecipazioni societarie o somme di denaro, ma anche donazioni indirette, come pagamenti fatti in nome dell’erede o trasferimenti effettuati senza atto formale ma con chiara intenzione di favorire un erede rispetto agli altri. In questi casi, il valore del bene donato viene imputato alla quota di ciascun erede durante il calcolo della divisione ereditaria.

È importante notare che non tutti i trasferimenti di beni costituiscono obbligo di collazione. Per esempio, regali di modico valore o donazioni effettuate senza intento di anticipare la quota ereditaria non rientrano nella collazione. Inoltre, alcuni atti possono incidere sul calcolo delle quote e richiedono una valutazione attenta per evitare contenziosi tra gli eredi.

Comprendere chi è obbligato e quali beni devono essere collazionati aiuta a prevenire conflitti e a garantire una divisione equa del patrimonio. Affidarsi a un studio legale per la collazione ereditaria a Roma consente di chiarire questi aspetti in modo chiaro, valutando caso per caso la necessità di atti formali e l’eventuale imputazione dei beni.

Modalità di collazione: imputazione e conferimento in natura

La collazione può avvenire principalmente in due modalità: imputazione e conferimento in natura.

L’imputazione consiste nel calcolare il valore del bene donato come anticipo sulla quota ereditaria dell’erede. Ad esempio, se un figlio ha ricevuto in vita un immobile di valore significativo, questo importo verrà sottratto dalla sua quota ereditaria. Questo metodo permette di mantenere il bene nell’uso dell’erede, ma garantisce che la divisione finale rispetti le quote legittime degli altri eredi.

Il conferimento in natura, invece, implica che il bene donato venga restituito fisicamente al patrimonio ereditario. Questa modalità è meno frequente ma può essere necessaria quando il bene in questione non può essere facilmente valutato o condiviso tra gli eredi. Il conferimento in natura richiede una gestione accurata e documentata, spesso con il supporto di un avvocato per la collazione.

In entrambi i casi, l’obiettivo è sempre quello di garantire equità tra gli eredi e rispettare le disposizioni del defunto. La scelta della modalità più adatta dipende dal tipo di bene, dal valore, dalla volontà del defunto e dalle esigenze degli eredi. Uno studio legale per questioni di successione a Roma può guidare nella scelta, predisponendo gli atti necessari e spiegando le implicazioni pratiche di ogni opzione, sia che si tratti di collazione volontaria sia di atti di rinuncia.

Differenze tra collazione, riunione fittizia e azione di riduzione

Spesso i termini collazione, riunione fittizia e azione di riduzione vengono confusi. È fondamentale distinguere questi concetti per evitare errori nella gestione della successione.

La collazione riguarda i beni donati in vita e il loro eventuale reinserimento nel calcolo della quota ereditaria. La riunione fittizia, invece, consiste nel considerare i beni donati come se fossero ancora parte del patrimonio al momento della divisione, senza che ci sia un conferimento fisico.

L’azione di riduzione interviene quando le disposizioni del defunto ledono le quote legittime degli eredi. In questo caso, l’erede che subisce il pregiudizio può richiedere una rettifica, che può comportare la restituzione di beni o la riduzione delle donazioni effettuate ad altri eredi.

Comprendere queste differenze è cruciale per evitare conflitti familiari e contenziosi legali. Rivolgersi a un avvocato per la successione a Roma garantisce che ogni passaggio venga gestito correttamente, tutelando i diritti di ciascun erede e facilitando una divisione chiara e trasparente.

La rinuncia parziale invece nel nostro ordinamento non è contemplata.

Come evitare o pianificare la collazione ereditaria

La pianificazione della collazione ereditaria è possibile e può ridurre significativamente i conflitti tra eredi. Una strategia comune consiste nella collazione volontaria, dove gli eredi ricevono indicazioni chiare su come gestire donazioni e trasferimenti, evitando sorprese alla morte del defunto.

Altre soluzioni includono l’uso di atti formali per registrare donazioni, o la predisposizione di un atto di rinuncia in caso di successione complessa. Anche le donazioni indirette possono essere gestite preventivamente con la consulenza di un esperto, in modo da evitare che possano incidere negativamente sulle quote ereditarie.

La pianificazione accurata permette di:

  • Ridurre le controversie tra eredi
  • Garantire equità nella distribuzione dei beni
  • Rispettare le volontà del defunto
  • Prevedere eventuali scenari di rinuncia o riduzione

Affidarsi a uno studio legale per collazione ereditaria a Roma, come quello dell’avvocato Stefania Inglese, permette di valutare ogni opzione, predisporre gli atti necessari e assicurare che ogni decisione sia conforme alla legge, senza compromettere i rapporti familiari.

Consulenza legale per collazione ereditaria a Roma con l’avvocato Stefania Inglese

Affrontare una successione complessa o una collazione ereditaria richiede competenza, attenzione ai dettagli e capacità di mediazione tra gli eredi. L’avvocato Stefania Inglese a Roma offre supporto professionale, guidando i clienti attraverso ogni fase della successione, dalla rinuncia dell’eredità con defunto alla gestione di donazioni indirette e atti di collazione volontaria.

Lo studio legale garantisce un approccio chiaro e comprensibile, evitando tecnicismi e assicurando che ogni erede comprenda le proprie responsabilità e diritti. Ogni situazione viene valutata caso per caso, con l’obiettivo di garantire equità, trasparenza e serenità familiare.

Il supporto professionale consente inoltre di predisporre correttamente atti come l’atto di rinuncia, valutare le implicazioni della successione e gestire eventuali contenziosi, minimizzando rischi e incomprensioni. Rivolgersi a un avvocato per questioni ereditarie a Roma significa affrontare la collazione con sicurezza e tranquillità, sapendo di essere guidati da un’esperta del settore.

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Affidamento esclusivo al padre e autorizzazione al trasferimento della minore all’estero
Tribunale di Ragusa, Sezione Civile – Sentenza del 22/07/2026, n. 1117/2026, RG n. 2660/2025

Quando un genitore affidatario esclusivo intende trasferirsi all’estero con il figlio minore, è necessario che tale scelta sia valutata con particolare attenzione, soprattutto quando l’altro genitore si oppone. In questi casi, il Tribunale è chiamato a verificare se il trasferimento sia compatibile con il superiore interesse del minore e se siano garantiti anche i rapporti con l’altro genitore.

In questo caso, il padre era già affidatario esclusivo della figlia in forza di una sentenza emessa dallo Stato di Capo Verde. A seguito dell’opposizione della madre al trasferimento della minore in Thailandia, il padre ha dovuto avviare un ricorso davanti al Tribunale di Ragusa per ottenere la conferma dell’affidamento esclusivo e l’autorizzazione al trasferimento all’estero.

Prima dell’udienza, tuttavia, la madre ha deciso di prestare il proprio consenso al trasferimento e le parti sono riuscite a raggiungere un accordo.

Con la sentenza del 22 luglio 2026, il Tribunale di Ragusa ha confermato l’affidamento esclusivo della minore al padre, autorizzando il trasferimento in Thailandia. Il Tribunale ha inoltre recepito l’accordo raggiunto tra i genitori, disciplinando non solo l’affidamento e il trasferimento, ma anche le modalità di esercizio del diritto di visita della madre, sia in Thailandia sia in Italia.

Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, anche quando un procedimento nasce come giudizio contenzioso, non è esclusa la possibilità di raggiungere un accordo nel corso della causa. In questi casi, il Tribunale ha comunque il compito di verificare che le condizioni concordate siano effettivamente conformi al superiore interesse del minore.

Questo caso mostra come, nelle controversie familiari che riguardano trasferimenti all’estero, il dialogo tra i genitori possa consentire di arrivare a soluzioni più equilibrate, purché siano garantiti la stabilità del minore, la continuità delle sue relazioni familiari e il rispetto dei diritti di entrambi i genitori.

Separazione con affidamento condiviso, collocazione prevalente presso la madre e assegnazione della casa familiare
Tribunale Civile di Roma, I Sezione – Sentenza del 22/06/2026, n. 10180/2026, RG n. 51280/2024

Quando due coniugi si separano e ci sono figli minori, il Tribunale è chiamato a stabilire non solo l’affidamento, ma anche la collocazione prevalente dei figli, l’assegnazione della casa familiare e il contributo economico dovuto per il loro mantenimento.

In questo caso, il Tribunale Civile di Roma ha disposto la separazione dei coniugi, prevedendo l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori e la loro collocazione prevalente presso la madre.

Proprio in ragione della collocazione prevalente dei figli presso la madre, la casa familiare è stata assegnata alla moglie, anche se l’immobile era di proprietà del marito. L’assegnazione della casa familiare, infatti, non dipende dalla proprietà dell’immobile, ma dall’esigenza di garantire ai figli continuità, stabilità e conservazione dell’ambiente domestico in cui vivono abitualmente.

Il padre eserciterà il diritto di visita secondo le modalità stabilite e sarà tenuto al versamento di un assegno di mantenimento in favore dei figli. La moglie, infatti, aveva ripreso a lavorare dopo la nascita della terza figlia, e dunque non ha diritto al mantenimento per sé, ma il padre è tenuto ovviamente a versare un contributo economico per le esigenze dei minori.

L’assegno unico è stato attribuito al 100% alla madre, poiché i figli risiedono prevalentemente con lei e, almeno in questa fase, il padre esercita il diritto di visita senza pernotto. Le spese straordinarie relative ai figli saranno invece divise al 50% tra entrambi i genitori.

Nel corso del giudizio, il marito si era opposto alle richieste della moglie, sostenendo da un lato di volersi occupare dei figli a tempo pieno e, dall’altro, di non poter lavorare stabilmente a causa di alcuni problemi di salute. Il Tribunale ha quindi valutato complessivamente la situazione familiare, le esigenze concrete dei minori e la capacità di ciascun genitore di garantire cura, presenza e stabilità.

Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, nelle decisioni che riguardano i figli il criterio centrale resta sempre il superiore interesse dei minori. La collocazione prevalente viene individuata presso il genitore che, nel caso concreto, appare maggiormente in grado di assicurare continuità nelle cure quotidiane, attenzione e stabilità.

Questo caso mostra come, nelle separazioni con figli, le decisioni del Tribunale non siano automatiche, ma dipendano da una valutazione concreta della vita familiare, delle esigenze dei minori e dell’equilibrio tra responsabilità genitoriali ed economiche.

Separazione con affidamento condiviso e collocazione paritaria dei figli
Tribunale Civile di Venezia, II Sezione – Sentenza del 07/05/2026, n. 359/2026, RG n. 51/2026

Quando due coniugi decidono di separarsi, la presenza di figli minori rende necessario individuare un equilibrio che tuteli prima di tutto il loro benessere e il diritto alla continuità del rapporto con entrambi i genitori.

In questo caso, il Tribunale Civile di Venezia, accogliendo il ricorso congiunto delle parti, ha disposto la separazione dei coniugi e ha previsto l’affidamento condiviso dei figli, con collocazione paritaria presso entrambi i genitori.

I figli trascorreranno una settimana con un genitore e la settimana successiva con l’altro. Proprio in ragione di questa organizzazione equilibrata dei tempi di permanenza, non è stato previsto alcun assegno di mantenimento a carico del padre: ciascun genitore provvederà direttamente alle necessità dei figli durante i periodi in cui saranno con lui o con lei.

Il Tribunale ha inoltre stabilito che l’assegno unico venga diviso al 50% tra i genitori, così come le spese straordinarie relative ai figli.

La casa coniugale è stata assegnata al marito, trattandosi di un alloggio di servizio, mentre la moglie ha provveduto a trovare un’altra abitazione. Sono stati inoltre regolati anche alcuni aspetti economici collegati al patrimonio familiare: la moglie si è fatta carico del mutuo di un secondo appartamento, di cui il marito era nudo proprietario ed il padre della moglie usufruttuario, versando al marito un conguaglio per le rate di mutuo da lui corrisposte ed intestandosi la nuda proprietà dell’appartamento per liberare il marito. Il marito, invece, si è fatto carico di alcuni finanziamenti contratti nell’interesse della famiglia.

Come osserva l’Avv. Stefania Inglese, quando le parti riescono a mantenere un dialogo costruttivo, è possibile raggiungere accordi equilibrati, capaci di tutelare la bigenitorialità e il diritto dei figli a trascorrere tempo significativo con entrambi i genitori. Allo stesso tempo, un accordo ben costruito consente di disciplinare anche gli aspetti economici in modo proporzionato, evitando soluzioni sbilanciate o penalizzanti per una delle parti.

Questo caso mostra come, nelle separazioni consensuali, il confronto tra i coniugi e un corretto inquadramento giuridico possano portare a soluzioni concrete, sostenibili e orientate all’interesse dei figli.

Sentenza per il rimpatrio, l’affidamento ed il mantenimento di figlia minore.
Sentenza n. 2589/2026 in RG 43108/2025 pubbl. il 18/02/2026 Tribunale di Roma sezione famiglia

Nel caso in esame relativo alla sottrazione di una minore italo-egiziana all’estero da parte del padre, il Tribunale, che aveva già preso provvedimenti urgenti pochi giorni dopo il deposito del ricorso, non solo ha confermato l’affido esclusivo alla madre, ma ha altresì previsto per la minore, dopo il rientro in Italia, incontri con il padre solo alla presenza della madre o di persona di sua fiducia, escludendo il pernotto, proprio per evitare che il padre possa nuovamente sottrarla.

Il Tribunale ha altresì disposto un contributo al mantenimento da parte del padre dalla data della domanda (settembre 2025) oltre al pagamento del 50% delle spese straordinarie.

Tutto il procedimento si è sviluppato da fine settembre 2025 a febbraio 2026, pertanto in soli 5 mesi l’assistita ha ottenuto una sentenza favorevole su tutti i punti di cui al ricorso.

Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese i procedimenti in materia di famiglia che riguardano i minori ricevono la massima attenzione dai Tribunali al fine di garantire una tutela efficace e veloce.

Divorzio giudiziale con aumento dell’assegno di mantenimento per le figlie minori a carico del padre
Sentenza n. 11929/2025 in RG 48886/2022 Tribunale di Roma prima sezione civile

Nel caso in esame la moglie chiedeva pronunciarsi il divorzio, fermo restando l’affidamento condiviso, ma chiedendo un aumento dell’assegno per le figlie a carico del padre, poichè le condizioni lavorative della moglie erano peggiorate, a differenza di quelle del marito che poteva contare oltre che su una florida attività anche su un patrimonio immobiliare.

Il Tribunale ha accolto le istanze della ricorrente, stabilendo un nuovo assegno più alto, che possa coprire le esigenze delle figlie in crescita.

Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, quando si prova che le condizioni economiche delle parti sono mutate, o che le esigenze dei figli si sono modificate, Il Tribunale provvede a tutte le modifiche necessarie per garantire il benessere dei figli minori.

Maltrattamenti in famiglia e affidamento dei minori
Sentenza del Tribunale Penale di Roma, Sezione I – 30/11/2022, n. 14734/2022

In materia di diritto di famiglia e tutela dei minori, non di rado i procedimenti penali per maltrattamenti in famiglia incidono anche sulla valutazione dell’affidamento. Nel caso esaminato, l’imputato era accusato di maltrattamenti commessi in presenza della figlia minore ed era stato sottoposto a misura cautelare di divieto di avvicinamento alla persona offesa.

Durante il processo, però, l’istruttoria dibattimentale ha messo in luce come le dichiarazioni della parte civile fossero tra loro incongruenti e non supportate da elementi oggettivi. Per questo motivo, il Tribunale ha assolto l’imputato con formula piena, dichiarando che il fatto non sussiste.

Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, questi casi mostrano quanto sia delicato il bilanciamento tra la necessità di tutelare i minori e l’esigenza di accertare i fatti in maniera rigorosa. L’assoluzione con formula piena ha dimostrato quindi non solo l’assoluta infondatezza delle accuse di maltrattamenti ma anche la piena idoneità del padre che ha potuto riprendere la frequentazione con la figlia.

Affidamento esclusivo con padre assente e tossicodipendente
Decreto del Tribunale civile di Roma I sezione, del 03 settembre 2020 n°20972/2019

Quando uno dei genitori è completamente assente dalla vita del figlio e non partecipa alle decisioni fondamentali, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.

In questo caso, la madre di un minore nato fuori dal matrimonio lamentava che il padre, tossicodipendente, si disinteressava totalmente del figlio: non lo frequentava, non partecipava alle spese e non prendeva parte alle scelte importanti legate alla scuola, alla salute e perfino al rinnovo dei documenti.

Alla luce di questa situazione, il Tribunale ha ritenuto l’affidamento condiviso pregiudizievole per il minore e ha disposto l’affidamento esclusivo alla madre, così da garantire al figlio stabilità e continuità nelle decisioni quotidiane e nelle cure essenziali.

Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è la regola ma un rimedio necessario quando il comportamento di un genitore, come in questo caso l’assenza e la tossicodipendenza, rende impossibile un esercizio condiviso della responsabilità genitoriale.

Affidamento esclusivo alla madre in caso di padre assente
Sentenza Tribunale di Tivoli – Sezione Famiglia, n. RG 728/2020

La regola generale in materia di affidamento è quella della condivisione della responsabilità genitoriale, perché garantisce la presenza di entrambi i genitori nella vita del figlio. Tuttavia, quando uno dei due genitori assume comportamenti che possono risultare dannosi per il minore, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo all’altro genitore.

In questo caso, il Tribunale di Tivoli ha stabilito l’affidamento esclusivo alla madre perché il padre:

  • aveva rapporti molto sporadici con la figlia;
  • non contribuiva al mantenimento;
  • mostrava scarso interesse verso la paternità;
  • aveva assunto condotte tali da compromettere il sano sviluppo psicologico della minore.

Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, l’affidamento esclusivo non è una misura ordinaria, ma viene adottato solo quando l’affidamento condiviso risulta pregiudizievole per il figlio. In ogni decisione, il criterio guida resta sempre e soltanto la tutela dell’interesse del minore.

Affidamento congiunto e collocazione della minore presso il padre
Decreto in data 29/07/2019 decreto del Tribunale civile di Roma sezione famiglia n° 2372/2019

In tema di affidamento dei figli, la regola è la condivisione della responsabilità genitoriale. Tuttavia, il giudice deve anche stabilire con quale genitore il minore vivrà prevalentemente, individuando il cosiddetto genitore collocatario.

In questo caso, il padre ha chiesto al Tribunale che la figlia minore, nata fuori dal matrimonio, fosse collocata presso di lui. La minore è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, come previsto dalla legge. Nonostante l’opposizione della madre, il Tribunale ha disposto la collocazione della figlia presso il padre, con trasferimento nel suo comune di residenza, ritenendo che fosse il genitore più idoneo a garantire una crescita serena e una cura adeguata.

Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, la scelta del collocatario non è automatica né basata sul genere del genitore, ma dipende esclusivamente dall’interesse concreto del minore. Il giudice valuta la capacità di ciascun genitore di garantire stabilità, attenzione e benessere psicologico.

Passaporto dei figli minori e autorizzazione del Giudice tutelare
Decreto in in data 29/11/2022 Giudice Tutelare di Roma n° 19517/2022 VG

Quando entrambi i genitori hanno l’affidamento condiviso dei figli minori, per il rilascio o il rinnovo del passaporto è necessaria la firma di entrambi. Se uno dei due rifiuta senza un motivo valido, l’altro genitore può rivolgersi al Giudice tutelare per ottenere l’autorizzazione.

In questo caso, il padre si era opposto al rinnovo del passaporto delle figlie minori. La madre, però, doveva partire per un viaggio di 15 giorni in Brasile per permettere alle bambine di salutare la nonna gravemente malata. Non avendo ottenuto la firma del padre, ha presentato istanza al Giudice tutelare, che nel giro di pochi giorni ha autorizzato il rilascio dei passaporti, superando così il blocco posto dall’altro genitore. Nel frattempo, tra i due coniugi era già in corso la procedura di divorzio.

Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, in casi come questo il giudice valuta esclusivamente l’interesse concreto dei minori, che prevale su eventuali conflitti tra i genitori. L’autorizzazione del Giudice tutelare serve proprio a garantire che i figli non subiscano conseguenze negative da un rifiuto ingiustificato.

Affidamento super esclusivo al padre in caso di sottrazione internazionale di minori
Decreto n. RG 844/2019 – Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile in data 05/06/2019

La sottrazione internazionale di minori è una situazione particolarmente grave che si verifica quando un genitore porta i figli all’estero senza il consenso dell’altro e senza autorizzazione del giudice. In questi casi la legge italiana e le convenzioni internazionali prevedono strumenti di tutela immediata per garantire il rientro dei minori.

In questo caso, la madre aveva lasciato improvvisamente l’Italia portando con sé i figli in Romania, senza avvisare né ottenere il consenso del padre. Quest’ultimo si è rivolto al Tribunale che ha disposto l’affidamento super esclusivo in suo favore, ordinando il rientro immediato dei minori in Italia.

La sentenza è stata munita di certificato europeo, che ne ha permesso l’esecuzione diretta all’estero. La madre è stata quindi costretta a riportare i bambini in Italia. Contestualmente, è stata allertata l’Autorità centrale ministeriale competente per i casi di sottrazione internazionale e presentata denuncia penale.

Come spiega l’Avv. Stefania Inglese, il provvedimento di affidamento super esclusivo rappresenta una misura eccezionale, adottata solo quando uno dei genitori mette in atto condotte gravemente lesive dei diritti dei figli e dell’altro genitore. In queste situazioni il giudice interviene con urgenza per tutelare i minori, garantendo il loro rientro e la stabilità familiare.

Affidamento super esclusivo alla madre in caso di padre assente
Sentenza n. 336/2025 in RG 2429/2024 del 19/05/2025 Tribunale di Viterbo sezione famiglia

Sebbene l’affido condiviso sia la modalità di affido da prediligere poiché assicura il diritto alla bigenitorialità, quando non vi sono le condizioni per concederlo, poiché uno dei due genitori si dimostra

Inidoneo, il Tribunale può optare per l’affido esclusivo o super esclusivo. In questo caso il Tribunale di Viterbo ha accolto le richieste della ricorrente concedendo l’affido super esclusivo alla madre in quanto il padre:

  • Non si interessava della figlia;
  • Non esercitava il diritto di visita;
  • Non provvedeva al mantenimento.

Come sottolinea l’Avv. Stefania Inglese, quando è evidente che vi siano carenze da parte di uno dei due genitori, il Tribunale regola l’affido in funzione del superiore interesse del minore.

Provvedimento urgente per il rimpatrio di una minore rapita all’estero
Decreto n. 13355/2025 in RG 43108/2025 del 07/10/2025 Tribunale di Roma sezione famiglia

Un recente caso ha riguardato una minore italiana sottratta in Egitto dal padre durante un periodo di vacanza con la madre nel paese d’origine della famiglia. In situazioni così gravi, la legge prevede la possibilità di chiedere al giudice provvedimenti indifferibili, ossia misure urgenti che possono essere emesse prima dell’inizio della causa vera e propria.

Grazie alle novità introdotte dalla riforma Cartabia, il giudice può infatti intervenire immediatamente, anche basandosi sulle dichiarazioni e sulla documentazione presentata dall’avvocato, quando l’urgenza richiede un’azione tempestiva per la tutela del minore.

In questo caso, il ricorso è stato depositato il 28 settembre 2025, il provvedimento emesso il 2 ottobre 2025 notificato il 7 ottobre 2025: tempi eccezionalmente rapidi, resi possibili proprio dalla procedura d’urgenza prevista per gli eventi di particolare gravità.

Come evidenzia l’Avv. Stefania Inglese, questo strumento consente di intervenire con tempestività nei casi di sottrazione o rapimento internazionale di minori, garantendo una risposta immediata e concreta alla tutela dei bambini coinvolti.

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    Principali domande e risposte per quanto riguarda la collazione ereditaria

    Che cos’è l’azione di collazione ereditaria?

    L’azione di collazione ereditaria è il procedimento con cui si riportano al patrimonio ereditario i beni donati in vita dal defunto agli eredi, calcolandoli come anticipo sulla quota spettante. Serve a garantire equità tra gli eredi e rispettare le quote legittime, evitando che donazioni o trasferimenti alterino la divisione dell’eredità.

    Cosa non rientra in collazione?

    Non rientrano in collazione le donazioni di modico valore, i regali occasionali e quei beni trasferiti senza intento di anticipare la quota ereditaria. Inoltre, alcuni trasferimenti soggetti a condizioni particolari, come beni già destinati ad uso personale dell’erede o donazioni effettuate senza scopo di anticipazione, non concorrono alla divisione ereditaria.

    Chi è tenuto a collazione?

    Sono tenuti alla collazione principalmente gli eredi legittimi, come figli, coniuge e ascendenti, che ricevono donazioni significative dal defunto. L’obbligo riguarda i beni che devono essere imputati alla quota ereditaria, per garantire una ripartizione equa del patrimonio tra tutti gli eredi, prevenendo squilibri o favoritismi tra chi ha ricevuto donazioni e chi no.

    Cosa succede se non si fa la collazione?

    Se la collazione non viene effettuata, può nascere un conflitto tra eredi, con il rischio di contenziosi legali. L’erede che riceve beni senza collazione potrebbe doverli restituire o compensare altri eredi tramite l’azione di riduzione. La mancata collazione può alterare le quote legittime, rendendo la successione non equilibrata e soggetta a cause giudiziarie.